

L'imperatore concedeva udienza stando in piedi al leggio che vedete in primo piano nella stanza. Sul piano del leggio v'è la lista delle udienze del 3 giugno 1910.
I dipinti alle pareti ritraggono i predecessori dell’imperatore Francesco Giuseppe. Il primo a sinistra è il nonno, l’imperatore Francesco II/I d'Austria, asceso al trono nel 1792 come ultimo imperatore del Sacro Romano Impero sotto il nome di Francesco II. Nel 1806, spinto dalla pressione delle guerre napoleoniche, aveva poi dichiarato sciolto il Sacro Romano Impero. Già due anni prima aveva elevato le terre ereditarie della corona asburgica alla dignità d’Impero d’Austria. Fu così che il suo primogenito Ferdinando, di cui vedete il ritratto accanto al suo, poté succedergli al trono imperiale nonostante la gravissima epilessia di cui soffriva. In reazione alla rivoluzione del 1848, l’imperatore Ferdinando I, zio di Francesco Giuseppe, abdicò quindi a favore del nipote diciottenne. Quando Francesco Giuseppe si spense a Schönbrunn il 21 novembre del 1816, aveva guidato le sorti del suo Paese per ben 68 anni.
Un imponente tavolo in stile impero completo di sedie occupa il centro di questa sala, in cui si svolgeva il consiglio dei ministri. Il busto di marmo e la sciabola d’onore del feldmaresciallo Radetzky ricordano i grandi meriti per cui egli si distinse. Francesco Giuseppe fu legato a Radetzky da gratitudine per tutta la vita, e gli consentiva persino di risiedere nella Hofburg quando soggiornava a Vienna.

Francesco Giuseppe prendeva molto sul serio la propria responsabilità di sovrano di un impero plurinazionale, e riteneva che il suo compito non consistesse tanto nello sfarzo della rappresentanza, ma si sentì piuttosto per tutta la vita il primo funzionario del suo stato. Trascorreva pertanto la maggior parte della giornata nel suo studio, per poter esaminare tutte le pratiche che doveva firmare. La sua giornata lavorativa iniziava prima delle cinque del mattino e terminava a sera tarda, dopo le cene pubbliche, i ricevimenti o i balli.
Ma Francesco Giuseppe era anche attaccato alla famiglia, e amava circondarsi di quadri, oggetti ricordo e regalini ricevuti da figli e nipoti. Davanti allo scrittoio c’è il suo ritratto preferito, il suo adorato “angelo Sisi”. In questa camera a Francesco Giuseppe fu comunicata il 30 gennaio 1889 la notizia del tragico suicidio dell’unico figlio maschio Rodolfo, che a trent’anni si era sparato nel suo casino di caccia di Mayerling insieme all’amante diciassettenne, la baronessa Mary Vetsera.

Quando la coppia si trasferì in due camere da letto separate, questa stanza fu arredata come camera da letto dell’imperatore. Francesco Giuseppe dormiva in un semplice letto di ferro, espressione del suo stile di vita spartano. Iniziava la giornata molto prima del far del giorno, di solito verso le tre e mezza del mattino, soltanto all’indomani di festeggiamenti più lunghi si concedeva un’oretta di sonno in più. L’imperatore veniva dapprima lavato da un servitore in una vasca da bagno di caucciù, che ogni giorno veniva trasportata nella stanza da letto. Il semplice lavabo per l’igiene personale quotidiana dimostra che Francesco Giuseppe non soltanto preferiva gli arredi modesti per le sue stanze private, ma che rifiutava come superflua ogni forma di lusso. Dopo che l’imperatore si era vestito, recitava all’inginocchiatoio le preghiere del mattino. Al termine gli veniva servita la prima colazione già nello studio.
Adiacente all’appartamento dell’imperatore, si trova quello di Elisabetta. Questa stanza era in origine la camera da letto comune della coppia, ma fu poi trasformata in camera da letto dell’imperatrice, che amava trascorrervi il tempo anche di giorno. Notevole è l’altarino privato neogotico di marmo di Carrara che risale al 1855 ed è opera di Vinzenz Pilz.

La sala da toeletta e da ginnastica
Elisabetta era considerata una delle donne più belle dell’epoca e ne era pienamente consapevole. Le cure di bellezza quasi ossessive cui si sottoponeva dominavano non soltanto la sua giornata, ma anche gran parte della sua vita. Elisabetta si pesava quotidianamente, e si sottoponeva costantemente a digiuni per non perdere la sua figura da ragazzina. Per conservare il corpo flessibile, eseguiva tutti i giorni il suo programma leggero di esercizi di ginnastica nella sala da toeletta e da ginnastica, fra lo sconcerto della corte. Oggi si conservano ancora la spalliera svedese e gli anelli, che erano fissati nell’intelaiatura della porta. Per gli allenamenti più impegnativi, l’imperatrice aveva a disposizione una palestra dov’erano collocati gli attrezzi pesanti.
Elisabetta era particolarmente orgogliosa delle sue folte chiome, che arrivavano fino a terra, la cui cura richiedeva due o tre ore al giorno. Una volta al mese i capelli venivano lavati con il tuorlo d’uovo e il cognac, procedura che richiedeva un’intera giornata.
Dietro la sala da toeletta Elisabetta, per prima nella famiglia imperiale, si fece costruire nel 1876 una stanza da bagno secondo criteri moderni. La stanza è stata restaurata nell’autunno del 2002, ed è da allora aperta al pubblico.
Per poter conservare l’autenticità della camera, è stato accuratamente deterso il rivestimento originale delle pareti, anch’esso databile agli anni Ottanta dell’Ottocento. Soltanto su una piccola sezione, completamente sbiadita, che si trova dietro la stufa, è stata apposta una ricostruzione. Essa mostra che i parati di stoffa in origine recavano un disegno con grandi fiori e boccioli che ricordano le peonie in color crema, rosa, fucsia e rosso ciliegia, vistoso e dai colori molto accesi. Insolito è anche il pavimento originale di linoleum, che fu posato contemporaneamente al rivestimento delle pareti, dopo il 1883.
Sulla sinistra si trova la vasca da bagno originale di lamiera di rame zincato.
Una porta conduce nelle due Stanze Bergl (“Bergl-Zimmer“), dipinte nel 1766 da Johann Wenzel Bergl, uno dei pittori prediletti di Maria Teresa. Le pareti sono interamente decorate di pitture trompe l'œil esotiche, che lasciano a bocca aperta anche gli esperti.
Non è definitivamente chiarito quale fosse la destinazione d’uso di queste camere. Ai tempi di Elisabetta, servivano probabilmente da guardaroba e soggiorno del personale di corte
Nel salotto dell’imperatrice, Francesco Giuseppe ed Elisabetta si facevano servire la prima colazione insieme. I paesaggi alle pareti ricordano l’amore per la natura, la voglia di viaggiare e la nostalgia di terre lontane dell’imperatrice. La statua di marmo di Antonio Canova, in fondo alla stanza, raffigura Polimnia, la musa greca degli inni religiosi.
I mobili e gli arazzi furono donati dal re di Francia Luigi XVI al cognato Giuseppe II. La figlia minore di Maria Teresa, Maria Antonietta, aveva sposato il delfino di Francia. Nel corso del tempo la coppia dei reali di Francia inviò più volte dei doni alla famiglia. Poiché nella rivoluzione francese non persero soltanto la vita ma anche molti dei loro oggetti personali, questi arazzi hanno un valore particolare.
In questa sala si svolgevano ai tempi di Francesco Giuseppe fra l’altro i “pranzi familiari supremi”. La tavola era imbandita a festa secondo le direttive della “tavola di corte suprema”, che prevedevano sempre i centrotavola dorati decorati di fiori, frutti e confetteria. L’imperatore era seduto al centro della tavola, di fronte a lui prendeva spesso posto l’ospite d’onore, seguivano poi gli altri commensali secondo il grado di parentela o il rango. Nell’ordine a tavola, gli uomini si alternavano sempre alle donne. Un pranzo comprendeva da 9 a 13 portate e durava al massimo 45 minuti. Gli ospiti venivano serviti contemporaneamente all’imperatore, che iniziava immediatamente a mangiare. Poiché una pietanza veniva dichiarata terminata non appena l’imperatore deponeva le posate e immediatamente sparecchiata, l’imperatore badava sempre a deporre le posate soltanto quando gli invitati avevano terminato.
Lo scalone azzurro, che nell'ex castello di caccia di Giuseppe I fungeva da sala da pranzo, fu trasformato da Nikolaus Pacassi, intorno al 1745, in uno scalone di rappresentanza, necessario al castello residenziale della famiglia di Maria Teresa.
L'affresco sul soffitto, che non fu coinvolto nei lavori di rifacimento, è stato realizzato dal pittore italiano Sebastiano Ricci nel 1701-2, ed esalta il successore al trono Giuseppe come eroe di guerra e uomo virtuoso: in veste di vincitore, il sovrano riceve la corona d'alloro davanti al trono dell'eternità.
Il nome "Stanza di noce" deriva alla sala dalle pannellature in questo legno. Le decorazioni dorate e le consolle sono elementi stilistici tipici del rococò, la cui leggiadra eleganza raggiunse l'apice del suo splendore in Austria sotto Maria Teresa.
Qui l'imperatore Francesco Giuseppe riceveva in udienza i suoi generali, ministri e funzionari di corte. Il lunedì e il giovedì persino ogni suddito dell'impero che ne facesse richiesta poteva essere ammesso alle udienze dell'imperatore. Fu grazie alle udienze che Francesco Giuseppe divenne un eccezionale fisionomista, attitudine che serbò fino ad età avanzata. Al centro della stanza vedete lo scrittoio di Francesco Giuseppe, sul quale sono disposti i suoi oggetti personali.
Per la semplicità degli arredi, lo Studio di Francesco Giuseppe contrasta in maniera eclatante con la grandiosa decorazione della Stanza delle udienze. Numerosi dipinti e fotografie di carattere privato, fra cui vari ritratti dell'imperatrice Elisabetta, documentano lo stile d’arredamento che l’imperatore preferiva. In questa stanza Francesco Giuseppe iniziava a lavorare già alle cinque del mattino. Mentre scartabellava i documenti, si faceva servire dei pasti frugali alla scrivania. Fu così che la vita di questo imperatore, che amava autodefinirsi il primo funzionario del suo Stato, trascorse prevalentemente al suo scrittoio.
I due ritratti di grande formato raffigurano Francesco Giuseppe all'età di 33 anni e sua moglie Elisabetta, nota anche con il soprannome di Sisi, entrata nella leggenda. A corroborare il mito, quando l'imperatrice era ancora viva, furono la sua intelligenza, lo spirito indomito, l'eccentricità e la straordinaria avvenenza. Incompresa a corte, Elisabetta soffriva di depressioni sempre più gravi, che si acuirono dopo il suicidio a Mayerling del figlio Rodolfo.

La giornata dell'imperatore aveva inizio nella Camera da letto, ed era scandita da orari rigidamente prestabiliti. Era solito alzarsi già alle quattro, e faceva le sue abluzioni mattutine con l'acqua fredda prima di recitare le preghiere del mattino genuflesso all'inginocchiatoio, da cattolico osservante qual era. Il letto di ferro è una significativa testimonianza della parsimonia e della severità di carattere dell'imperatore. Francesco Giuseppe si spense in questo letto all'età di 86 anni nel 1916, in piena Prima guerra mondiale. Uscendo dalla camera, si vede il gabinetto dell'imperatore, che fu installato nel 1899 per Francesco Giuseppe "alla maniera inglese".

Il Gabinetto occidentale della terrazza conduce all'appartamento dell'imperatrice Elisabetta. Vi è esposto un dipinto del pittore francese Pierre Benevaux, che ritrae le figlie minori di Maria Teresa: Giovanna Gabriella e Maria Giuseppa.

Il Gabinetto della scala fungeva da studio di Elisabetta, che qui curava la sua fitta corrispondenza, scriveva i suoi diari e componeva liriche.

La giornata di Elisabetta era scandita dai trattamenti estetici e dallo sport per curare il suo aspetto fisico. Il suo maestro di greco, Constantin Christomanos, annotò nel suo diario:

Questa stanza fungeva da Camera da letto comune dell'imperatore e consorte. Nel 1854, l'anno delle nozze, fu decorata in bianco e blu e arredata con pesanti mobili di palissandro.

Il Salotto in cui Elisabetta riceveva i suoi ospiti fu riarredato nel 1854 in stile neorococò. L'orologio collocato dinanzi allo specchio sul lato della finestra presenta una particolarità: grazie al quadrante con le lancette a rovescio montato sul retro, si può leggere l'ora anche allo specchio.

All'epoca dell'imperatrice Elisabetta questa stanza fungeva da sala da pranzo per la famiglia. La tavola è imbandita per la famiglia con porcellane viennesi, argenterie da tavola viennesi della ditta Mayerhofer & Klinkosch e bicchieri di cristallo con sfaccettatura a prisma della ditta Lobmeyr. Quando vi pranzava la famiglia imperiale in cerchia ristretta, il cerimoniale era meno rigido che nei banchetti di corte. L'imperatore stesso decideva la disposizione dei posti a tavola ed era concesso anche chiacchierare da un lato all'altro della tavola, mentre nei banchetti di corte ci si poteva intrattenere soltanto con il commensale seduto accanto, bisbigliando.